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La digitalizzazione dei dati spinge al cloud
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La digitalizzazione dei dati spinge al cloud
I dati digitali cresceranno di 45 volte entro il 2020. La "nuvola" può rispondere alle esigenze di gestione. Ecco perché si ritiene che varrà mille miliardi di dollari entro il 2014.
06 Maggio 2010
Idc ha presentato i risultati di un nuovo studio sponsorizzato da Emc “The Digital Universe Decade - Are You Ready?”, quarto aggiornamento della ricerca sul tasso di crescita dei dati nell'universo digitale.
È risultato che nel 2009 le informazioni digitali nel mondo sono cresciute del 62% rispetto al 2008 raggiungendo gli 800 milioni di Gigabyte (0,8 Zettabyte).
La quantità di informazioni digitali create nel 2010 saranno di 1,2 Zettabyte, quantità pittorescamente paragonabile a messaggi su Twitter inviati continuamente per 100 anni da ogni abitante della terra, o ai dati contenuti in 75 miliardi di iPad con 16 Gb di memoria.
Si ritiene che il numero di file, immagini, dati e contenitori di altre informazioni digitali crescerà esponenzialmente, ma non quello dei professionisti It che li dovranno gestire.
Un simile effetto riesce a spiegare perché già oggi i Cio e i responsabili It siano alla ricerca di nuovi livelli di agilità, efficienza e controllo e si stiano orientando verso ambienti di private cloud.
La quantità di informazioni digitali create ogni anno aumenterà di un fattore pari a 44 tra il 2009 e il 2020, periodo in cui tutte le forme di media (voce, Tv, radio, stampa) completeranno la transizione da analogico a digitale.
Ed entro il 2020, più di un terzo di tutte le informazioni digitali create ogni anno risiederà o transiterà dalla “nuvola”.
Sulla base dell'utilizzo di servizi di cloud computing da parte delle aziende Idc stima che l'investimento in innovazione It potrebbe generare più di mille miliardi di fatturato aggiuntivo tra oggi e la fine del 2014. La proiezione aumenterà in maniera significativa a mano a mano che crescerà l'adozione di private cloud e altri ambienti connessi.
Oltre il 70% dell'universo digitale è generato dagli individui, ma le aziende sono responsabili per l'archiviazione, la gestione e la protezione dell'80% di tali informazioni. Si tratta di una responsabilità che aumenterà con la crescente adozione di tecnologie Web 2.0 e di social networking in azienda.
Qui si trovano anche le precedenti versioni dello studio, un Information Growth Ticker aggiornato sul tasso di crescita dei dati attuale, oltre al Digital Footprint Calculator, che offre una visualizzazione in tempo reale della velocità con la quale si espande l'universo digitale personale degli individui.
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